La privacy percepita e quella reale.

 

privacyIn tempi di social network ha senso parlare di privacy? I pareri sono controversi.

Alcuni sostengono che in tempi di social network (per non parlare di PRISM e Datagate) non abbia alcun senso: tutto è in piazza, messo lì volontariamente o (che è peggio) inconsapevolmente.

Ma se è vero che la privacy non esiste più, perché tanta gente si infastidisce se, per esempio, vai a guardare il loro profilo?

Non vi è mai capitato di vedere amici che su Facebook scrivono “ma farti un po di c… vostri no?” perché qualcuno ha osato leggere o commentare qualcosa che avevano pubblicato?

Belle anime innocenti che probabilmente non hanno capito che il diario Facebook non è inteso come il diario segreto di Bridget jones…

E se davvero è così, perché nel filmato che vi  propongo, realizzato da Jack Vale, la gente si infastidisce o allarma quando un estraneo si avvicina a loro dimostrando di sapere cose su di loro che considerano private?

guardate il video, corto, e sottotitolato in italiano:

I confini

Ha ragione Garcia Marquez

tutti gli esseri umani hanno una vita pubblica, una privata e una segreta

solo che non hanno capito come stabilire i confini correttamente…

Ognuno di noi percepisce questi confini diversamente, ma tutti li abbiamo. Tutti abbiamo pensieri, facciamo azioni o dichiarazioni che vorremmo limitare ad un pubblico preciso.

Non si tratta di ipocrisia. Si tratta di consapevolezza. Non sempre la trasparenza e sincerità assolute sono un valore positivo. Non voglio certo dire che sia bello o positivo mentire.

Ma sono d’accordo con il mio caro amico e filosofo  meravigliato Gianfranco Damico, che nel suo libro “Piantala di essere te stesso” tra le altre cose smonta e molto intelligentemente il mito della spontaneità, dell’essere sempre se stessi.

La spontaneità, sopravalutata come valore positivo, non comporta alcuna consapevolezza, si diventa automi con risposte automatiche ed obbligate.

Occorre mediare, decidere, avere una strategia nel porsi e nel comunicare col resto del mondo: ma non intendendo strategia come artificiosità o falsità.

Per dirla come Gianfranco:

“L’esercizio dell’intenzione che nuota controcorrente nel fiume della vostra spontaneità, la ferma intenzione di fare qualcosa in una certa direzione sotto l’occhio vigile dell’Osservatore quando un’intera folla di parti del vostro Io/Albergo, coi suoi correlati sinaptici e biochimici, vi tira da un’altra parte”

In questo contesto saper stabilire dei confini tra la nostra vita segreta, quella privata e quella pubblica è essenziale.

Tanto per fare un esempio: davvero pensate che nella coppia bisogna dirsi tutto, se no non è amore vero? Anche se dite di sì, perché è romantico pensarlo, non credo che poi applichiate davvero e fino in fondo quella regola.

Perché sapete che in molti casi si rischia grosso. E non perché ci sia qualcosa di brutto o cattivo da nascondere.

E se in una coppia alcune cose è meglio non dirle, per quale motivo sarebbe opportuno invece dirle al mondo intero?

Le persone nel video hanno consapevolmente pubblicato le informazioni che Jack Vale ha utilizzato per dialogare con loro. Eppure tutti si sono sorpresi e uno ha addirittura minacciato la denuncia.

Perché?

Perché evidentemente ha ragione Marquez: Privacy è il rispetto che ci aspettiamo dagli altri dei nostri spazi, della nostra vita.

Ai tempi dei social network quindi anche se la privacy di fatto non esiste, resiste invece la percezione e la aspettativa di una privacy intesa come rispetto di un confine.

Un confine che, a questo punto, siete voi a dover stabilire.

Pensateci bene, prima di pubblicare sui social network qualcosa che vi riguardi e, quando lo fate, cercate di controllare chi e come possa usufruire di quella informazione.

Voi? siete sicuri di aver stabilito correttamente i confini?

O chiunque potrebbe farsi gli affari vostri?

pensateci, controllate, impostate!