Ieri mattina. dopo la pubblicazione di due articoli sul sole 24 ore e il corriere della sera, si è scatenata in rete un lungo dibattito sul valore dei fan facebook (e follower twitter).

Il Professore Marco Camisani Calzolari ha infatti dichiarato al Corriere della Sera : “Così ho comprato 50.000 follower” , mentre sul Sole 24 ore il titolo è “Ecco come comprare 50mila (finti) follower su Twitter e Facebook per 20 dollari. E’ il mercato nero 2.0

Naturalmente sì è subito scatenato il dibattito, molto acceso, tra gli addetti ai lavori, con molte posizioni, ma che, semplificando, si possono riassumere e raggruppare così:

  1. Il Professore ha fatto una denuncia legittima di un comportamento che è diventato frequente e a tratti spudorato. Bravo Prof!
  2. Il Professore dice cose esagerate. Danneggia il nostro lavoro. Mal gliene colga.

La mia è una semplificazione estrema delle varie posizioni, me ne rendo conto e chiedo scusa. Ma il dibattito è stato lungo, ricco di riflessioni interessanti e articolate. Se ne siete curiosi, potete leggere le discussioni originali qui, qui e qui.

Io personalmente credo che il professore abbia fatto una denuncia coraggiosa, di una realtà che indubbiamente esiste e che nessuno ha negato, neanche coloro che si sono scagliati contro di lui.

Forse avrebbe potuto essere più cauto e prudente perché la notizia poteva (e può) essere usata,manipolata, distorta per sostenere che tutti coloro che fanno Web marketing usano questi trucchetti disonesti? o, peggio, che investire sui social network non conviene, visto che non porta business?

Certo! e gliel’ho pure detto subito dopo la diretta su RTL 102.5, in cui ha chiarito (un pochino) meglio la sua posizione e che potete seguire qui:

 

Prima di dire del tutto come la penso, vorrei solo ricordare due dati preziosi:

il 70,5% degli italiani attivi in rete è su facebook, cioè 21 milioni di persone!

(fonte:  http://www.techeconomy.it/2012/05/17/facebook-e-usato-dal-70-5-degli-italiani-attivi-in-rete/)

 

Facebook: genera in Italia 34mila posti e un fatturato di 2,5 mld

(Fonte: http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/finanza/dettaglio/nRC_17052012_1048_106211266.html)

 

E’ innegabile che facebook e i social network in generale siano una realtà da non trascurare, sia per gli addetti ai lavori, siano essi esperti di marketing o del web, sia per le aziende che vogliono promuoversi, fare business.

Ma ecco il punto: il business… cioè il fatturato. Quanto me ne possono portare?

I finti fan e follower senz’altro zero. Per cui oltre che disonesta sembrerebbe anche una pratica stupida. Specialmente se fatta in modo tanto spudorato.

Se volete farla, potete essere un pochino più astuti, come suggerisce il bravissimo Giuliano nel suo blog: http://www.juliusdesign.net/18969/social-media-comprare-fan-o-follower-e-un-bene-o-un-male/

Il valore di un fan può essere determinato solo a posteriori, stimolandone l’interazione in maniera adeguata, interagendo con lui, stimolandolo ad interagire con voi e provocare due risultati, entrambi positivi:

  1. Innescare un passaparola, tradizionalmente potente e che nei social network viene ulteriormente e naturalmente amplificato
  2. Portarlo a compiere una azione che porti soldini (comprare sul sito, andare in negozio, chiamare il call center, seguire il vostro link di affiliate marketing…)

La VERA misura del successo di una campagna onesta di web marketing dovrebbe essere quindi non il numero di fan o di follower conquistati nel moine tempo possibile, ma quanto i pochi o tanti fan conquistati contribuiscano al vostro fatturato.

E, a giudicare da alcuni articoli citati sopra, e da commenti raccolti nelle discussioni innescate col professore (trovate i link piu in alto) non servono tanti fan/follower per avere un buon incasso: qualcuno dichiara di ottenere 10mila euro con poco meno di 2000 fan!

Altre aziende, da me contattate, mi confermano  che la presenza sui socio network ha portato loro ben il 30% di fatturato, con poche centinaia di fan.

Perché, in entrambi i casi, anzi, in TUTTI i casi, quel che conta e dovrebbe contare è la QUALITA‘ del fan: il plus dei social media è proprio qui.

Una campagna tradizionale di direct marketing cartaceo ha un tasso di risposta (redemption) del 2%, e fatta attraverso Email sale quasi al 4% nel caso delle newsletter e a ben il 12% nel caso di un messaggio marketing diretto (DEM): Mando il mio messaggio a tot utenti, chiedo di fare una cosa nel messaggio, una certa percentuale la fa.

Nel caso dei social network la misurazione è un pochino più complessa: lancio il mio messaggio, chiedo di fare una cosa, una certa percentuale la fa e POI la sua azione viene diffusa volontariamente o automaticamente a tutti i suoi contatti. Non ho potuto trovare dati di casi reali specifici per una campagna condotta soltanto sui social network.

Ma molti indizi mi fanno credere che il tasso di conversione possa essere superiore al 12% di una azione di Direct mail marketing.

C’è solo un caso in cui, secondo me, potrebbe essere utile acquistare dei fan o follower finti, oltre al rigonfiamento del proprio ego: se voglio far scattare il meccanismo di emulazione che alcuni definiscono “me too” (anche io)

Faccio l’esempio che ho fatto ad una cara amica.

Se vedete in una stessa strada, che percorrete per la prima volta, due pizzerie apparentemente identiche, ma una è piena di gente e l’altra è semi-deserta… in quale vi fermereste a mangiare?

Probabilmente nella prima. in qualche modo il numero di clienti vi da la “garanzia” (in realtà inesistente) che quella pizzeria sia migliore, data la popolarità e che valga la pena esserci.

Allo stesso modo, una pagina che inizi con pochi utenti potrebbe scoraggiare l’adesione da parte dei timidi ed indecisi. Vederla popolata da tanti altrui utenti potrebbe invece rassicurarli e incoraggiarli ad aderire, innescando un circolo virtuoso di adesione di VERI fan.

Che sarà però ora vostra responsabilità coinvolgere!

Forse ho semplificato troppo alcuni aspetti, ed i professionisti mi perdoneranno: il mio scopo non è dare lezioni di marketing (tradizionale o web). Ma contribuire a diffondere la consapevolezza, tra i potenziali clienti, che sui Social media, come parte di una strategia generale è meglio esserci.

 
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